Le storie del Milan

M. Ansani, G. Cervi, G. Sacco, C. Sanfilippo
1899
A.C. Milan. Le storie
Milano, Hoepli, 2019
Scheda
Sito
Rassegna stampa

120 anni di storia sentimentale in rosso e nero. Dal Milan delle origini ai nostri giorni: scudetti, coppe, palloni d'oro, partite epiche, stadi di tutto il mondo e soprattutto campioni leggendari raccontati come in un grande romanzo popolare. Una passione tramandata di generazione in generazione, dagli albori al Gre-No-Li, da Schiaffino a Rivera, da Rocco a Sacchi, dalla dinastia Maldini a Van Basten e a Shevchenko, passando per Wembley, la ‘fatal Verona’, Barcellona, Atene, Istanbul e ancora Atene, e in attesa della riscossa.

"Di storie antiche e recenti delle squadre di calcio son piene librerie e bancarelle. Con uno spettro che va dall'onesto e in qualche raro caso ricercato percorso storico, alla marchetta tout court. La vostra è decisamente fuori catalogo: non a caso per venirne a capo vi siete messi in quattro. Ma in quattro vi siete anche fatti. Per l'accuratezza nella ricerca delle fonti, la qualità della scrittura, il gioco di incastri tematici che mi ha ricordato i tempi in cui le pagine di giornale erano impreziosite dalla manchette, che almeno a me rubava l'occhio ben più dell'articolo portante. Dove le foto, se c'erano, non erano le gigantografie riempitive di oggi perché era la scrittura stessa ad illustrare i racconti o i personaggi.
Lo dico perché nelle vostre Storie rossonere di foto non c'è meritoriamente traccia e tutto è affidato alla potenza evocativa della parola. Così Carletto Annovazzi, per dirne uno, è un bel moro dai capelli crespi e le sopracciglia folte che tendono alla continuità frontale, un naso a patata e uno sguardo dalla bonarietà schietta e rassicurante. Tell lì, el negher de viale Umbria, fatto e sputato. Senza bisogno di immaginetta, tanto meno dei tempi di lettura della spaventevole Gazzetta dei nostri giorni.
Ci metterò un bel po' ad arrivare in fondo, chissà se ripartendo dall'inizio. Per ora ho divorato gli anni '50 e l'epopea del mio amato Paròn. A proposito, grazie delle citazioni che tanto mi fanno girar le balle quando sbucano a tradimento da trasmissioni o libercoli di terz'ordine, e tanto mi titillano quel po' di senile vanità in un'opera di questo livello. Per ora il mio capitolo preferito è 'Il Milan al cinematografo'. Conoscevo per ragioni anagrafiche la storia della 'Settimana Incom', non quella di Giacomo Debenedetti e del suo stentoreo doppiatore. Conto di gustarmene altre un po' alla volta. E vi ringrazio di avermi risolto almeno uno dei classici problemi natalizi: per quest'anno agli amici milanisti non vino ma opere di Milan".

Gigi Garanzini

Un ineguagliato genio del pallone

Leoncarlo Settimelli
L'allenatore errante
Storia dell'uomo che fece vincere cinque scudetti al Grande Torino
Arezzo, Editrice Zona, 2006
Scheda

Tra le squadre di calcio italiane, ce n'è una - il Torino - che può vantare, tra i molti primati, d'aver vinto cinque scudetti consecutivi, negli anni più terribili e al tempo stesso esaltanti della nostra storia: 1942-43, 1945-46 (i due campionati precedenti non furono disputati, per via della guerra), 1946-47, 1947-48, 1948-49. Quest'ultimo fu assegnato "d'ufficio": i granata erano già matematicamente campioni d'Italia quando - di ritorno da Lisbona per un'amichevole - l'aereo sul quale viaggiavano, un trimotore Fiat 202, si schiantò contro la collina di Superga. Era il pomeriggio del 4 maggio 1949. Il bilancio di quella tragedia fu di trentuno morti, nessun superstite. A bordo, ovviamente, c'era anche l'artefice di quella ininterrotta serie di trionfi, ch'erano valsi alla squadra l'appellativo di "Grande Torino": un ineguagliato genio del pallone, l'allenatore Ernest "Egri" Erbstein. Ebreo ungherese, immigrato in Italia nel 1919, costretto ad abbandonare il nostro paese nel 1938 con l'avvento delle leggi razziali, fortunosamente scampato alla barbarie nazista, 51 anni, sposato e con due figlie. Eppure, Erbstein è un nome dimenticato, la sua immagine appare raramente anche nelle foto ufficiali. Perché?

Soccer revolution

Willy Meisl
Soccer revolution
London, Phoenix Sports Books, 1955
Autore | anche qui

Arguably the most prescient football book ever written. Meisl (the brother of Austrian Wunderteam coach, Hugo) charts the history of English football and studies the mistakes that led England to their 1953 humbling at the hands of Hungary. The changes advocated by Meisl, who saw himself as an adopted Englishman, were the same that now meet England’s biennial tournament disasters. Meisl is strongly in favour of improving the technical ability of English players and promotes the concept of the “whirl”, effectively “total football”, as the route to success. The fact that such flaws have gone uncorrected for almost 60 years only serves to underline the enduring resonance of this masterpiece (Ademir to Zizinho).

Il libro che nel 1955 di fatto pone le basi teoriche di quello che quindici anni più tardi sarà il calcio totale. Lo spunto viene dalla doppia, traumatica sconfitta incassata dalla nazionale inglese per mano dell’Ungheria di Puskas nel giro di sei mesi: prima il 3-6 di Wembley – tuttora la peggior disfatta interna dell’Inghilterra, che aveva avuto un fortissimo impatto sull'opinione pubblica – e poi l’1-7 di Budapest. Disfatte che, prima ancora che all'Ungheria, erano da attribuire all'atteggiamento degli inglesi stessi, ben riassunto dal sottotitolo del libro: “La Gran Bretagna ha insegnato al mondo a giocare e ad amare il calcio, per poi ricevere una dura lezione dai suoi vecchi allievi”. Meisl individua la causa della decadenza nella mancanza di immaginazione, caratteristica connaturata all'Inghilterra: «Willy, per l’amor del cielo, non essere mai brillante!», si era raccomandato in tono grave il cognato, al momento della sua partenza per Londra.

Le squadre inglesi avevano continuato a privilegiare l’aspetto fisico su quello tecnico-tattico, finché il disastro di Wembley non aveva mostrato che «il cervello vince sui muscoli». Anche il Mondiale del 1954 era la prova di come il successo passasse, oltre che per i dribbling, anche attraverso la capacità di passarsi la palla con un solo tocco: appena un giocatore completa un passaggio, subito scatta in una nuova posizione, in attesa di un’ulteriore giocata. È proprio questa attenzione alla giocata ulteriore – il “terzo uomo” per dirla con Cruijff – che fa la differenza rispetto al kick and rush degli integralisti inglesi. «Dobbiamo liberare la nostra gioventù calcistica dall'obbligo di giocare su ordinazione – scrive Meisl – lungo binari prestabiliti. Dobbiamo dare loro idee e incoraggiarli a sviluppare le proprie». Sembra “L’attimo fuggente”, invece è “Soccer revolution”, che poi elenca chiaramente i fondamenti del calcio brilliant che in quegli anni nessuno esprimeva meglio dell’Ungheria: eccellente controllo di palla individuale, gioco posizionale intelligente in fase di non possesso, passaggi precisi grazie a un perfetto dominio del pallone, coesione e comprensione reciproca, potenza nel tiro e rapidità – concetto ben diverso, questo, dalla velocità a tutti i costi degli inglesi.

Era il 1955. Ci sarebbero voluti quindici anni e diversi passaggi intermedi, di cui molti in lingua inglese, affinché tutto questo diventasse il manifesto programmatico di una squadra e forse di un’intera generazione. Ma è stato un giornalista a dirlo prima di tutti gli altri – con buona pace di Cruijff.

Gigi Meroni

Nando Dalla Chiesa
La farfalla granata
La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista
Arezzo, Limina, 1995

La storia di un uomo, di un campione e di una generazione. Una grande storia d'amore. Gigi Meroni è stato nel calcio il maggiore e forse l'unico interprete della domanda di libertà che ha investito l'universo giovanile negli anni Sessanta. Gigi Meroni il personaggio inquieto e complesso intorno al quale viene fatto ruotare, attraverso il mondo del calcio di quegli anni, lo scenario in movimento di un'intera generazione, con i suoi idoli e le sue culture, anche musicali. Un punto di osservazione che, in un grande amarcord collettivo, consente di abbracciare la generazione che diventa adulta tra il 1962 e il 1967, tra il mito di Marilyn Monroe e quello di Che Guevara.

The story of a man, of a champion and of a generation. A great love story. Gigi Meroni was the greatest and maybe the only one footballer that was in search of liberty just like the other young people in the Sixties. He was a complex and restless personage. Football was his world and his experiences will lead you into the changing world of a whole generation, its myths, music and culture. A good observing point for the generation who grew up between 1962 and 1967, between Marilyn Monroe and Che Guevara's myths.

Templi moderni di un culto pagano

Pierluigi Allotti
Andare per stadi
Bologna, Il Mulino, 2018
Scheda

Dallo Stadium, gigantesca arena inaugurata a Torino nel 1911, allo Juventus Stadium, aperto – sempre a Torino – nel 2011: nell’arco di un secolo il nostro football ha vissuto momenti epici e tragici. Ricordiamo la vittoria dell’Italia ai mondiali del 1934, disputati in casa; i trionfi del Grande Torino; lo storico scudetto del Cagliari di Gigi Riva e quelli del Verona di Bagnoli e del Milan di Sacchi; ma anche la drammatica morte del tifoso laziale Vincenzo Paparelli in un derby Roma-Lazio del 1979, e il «Totonero», primo grande scandalo calcistico che nel 1980 portò in manette diversi giocatori. Teatri di queste vicende gloriose e meno gloriose sono i principali stadi d’Italia, che visiteremo in un tour insolito ma illuminante per capire quel rapporto totale che lega da sempre gli italiani al calcio.



Indice. 
Templi moderni di un culto pagano 
1. Torino, Stadium. 29 marzo 1914
2. Genova, stadio Marassi. 14 maggio 1922
3. Bologna, stadio Littoriale. 31 ottobre 1926
4. Roma, campo Testaccio. 15 marzo 1931
5. Roma, stadio del Pnf. 10 giugno 1934
6. Torino, stadio Filadelfia. 2 maggio 1948
7. Milano, stadio San Siro. 1° ottobre 1961
8. Cagliari, stadio Sant'Elia. 16 settembre 1970
9. Roma, stadio Olimpico. 28 ottobre 1979
10. Pescara, stadio Adriatico. 23 marzo 1980
11. Torino, stadio Comunale. 10 maggio 1981
12. Verona, stadio Bentegodi. 16 settembre 1984
13. Napoli, stadio San Paolo. 1° maggio 1988
14. Bari, stadio San Nicola. 7 luglio 1990
15. Firenze, stadio Comunale. 6 aprile 1991
16. Torino, Juventus Stadium. 8 settembre 2011
In fuga dagli stadi

Cerrado por fútbol

Eduardo Galeano
Cerrado por fútbol
Madrid, Siglo XXI España Editores, 2018
Scheda


Este libro reúne todos los textos que Galeano escribió sobre fútbol, la mayoría dispersos en su obra publicada, pero también varios inéditos y verdaderos hallazgos, como la crónica en la que, con sólo 23 años, llama «traidor» al Che Guevara en persona por haber adquirido en Cuba la pasión por el béisbol. Las páginas proponen un recorrido por la historia del fútbol, desde la época en que un jugador recibía una vaca por cada gol hasta el tiempo de los jugadores multimillonarios agobiados por el éxito, pasando por el relato de los diez futbolistas que se pintaron la cara de negro en solidaridad con su compañero discriminado por la hinchada; también hablan de Maradona, «el hombre que no podía vivir sin la fama que no lo dejaba vivir», y de Zidane, que en su último partido embistió a un rival y se retiró expulsado de un mundial mediocre.

Eduardo Galeano creía que el fútbol expresaba «emociones colectivas», esas que generan «fiesta compartida o compartido naufragio, y existen sin dar explicaciones ni pedir disculpas». De esas pasiones habla Cerrado por fútbol.

Bernardini

Marco Impiglia
Fulvio Bernardini
Il Dottore del calcio italiano
Roma, Kollesis, 1913
Scheda

Una vita dedicata al football, quella di Fulvio Bernardini (Roma 1905-1984). Talmente ricca di successi da meritare le Hall of Fame della FIGC, Roma e Fiorentina. Il Dottore del calcio italiano - o "dottor Pedata", come lo chiamava il critico Gianni Brera - ha stupito da calciatore per l'intelligenza superiore. Da giornalista è stato un pasdaràn del "sistema", tattica spregiudicata che aborriva il contropiede all'italiana. Come allenatore ha vinto scudetti con la Fiorentina (1956) e il Bologna (1964), più una Coppa Italia con la Lazio. Ha guidato la Sampdoria e poi la Nazionale negli anni '70, lanciando talenti come Francesco Rocca, Marcello Lippi, Giancarlo Antognoni, Roberto Bettega, Gaetano Scirea, Francesco Graziani e Marco Tardelli. Un lavoro che spianò la via ai trionfi di Enzo Bearzot. Sua la definizione "giocatore dai piedi buoni", ancora usata perfino nel gergo politico. Introduzione di Italo Cucci.

Calcio e letteratura in Italia

Sergio Giuntini
Calcio e letteratura in Italia (1892-2015)
Milano, 2017, Biblion edizioni
Scheda

La sterminata produzione “letteraria” originata in Italia dal calcio si presenta come un’orgia di materiali magmatici, frastagliati e in continua espansione. Difficile, insomma, da maneggiare e dominare. Nei suoi confronti occorre evitare rigide categorizzazioni. Un approccio del genere consente fra l’altro di aggirare la poco economica e problematica dicotomia fra letteratura e giornalismo. Tant’è: appare spesso molto più semplice rintracciare un elevato tasso di “letterarietà” in un articolo di Gianni Brera sull’“abatino” Gianni Rivera anziché nel racconto calcistico di un autore unanimemente laureato e celebrato dalla critica. E lo stesso vale, a ben vedere, per gli scritti giornalistici sul calcio lasciatici dai vari Ghirelli, Arpino, Palumbo, Zanetti, Bianciardi, Del Buono etc, che sarebbe difficile etichettare banalmente come “letteratura popolare”. Sergio Giuntini va direttamente a individuare una “letteratura del e sul calcio” cui, dall’Ottocento a oggi, hanno contribuito i più disparati apporti che ne hanno descritto l’avventura e l’epica. Romanzi, saggi, biografie, autobiografie, manuali tecnici, pagine di riviste e quotidiani specializzati e non ricostruiscono una storia sociale del calcio italiano, rappresentando nel contempo una sorta di necessario risarcimento nei confronti di un movimento che, del tutto legittimamente, è venuto a far parte della nostra cultura.

Il vangelo (del centravanti) secondo Meazza

Peppino Meazza - Emilio Violanti
Centravanti
Milano, Sperling & Kupfer, 1955 (Collana Sportiva, 38)

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Tanti anni fa - e quando sono molti si fa più presto a sentirli che a contarli - m'è capitato di assistere alla prima partita giocata in prima squadra da Giuseppe Meazza, altro degli autori di questo volume, Era ancora nell'età dell'adolescenza, e il suo esordio destò più la curiosità affettuosa che l'attenzione critica degli spettatori. Marcò una rete, se ben ricordo, con un'abilità sottile e sorniona che incantò il pubblico e strappò il primo degli applausi di carriera. Inserii nel mio racconto un periodo che concerneva il ragazzo: scrissi che m'era parso di vedere in campo "una riservetta di qualità". Come vedete, una frasettina da nulla. Pensò lui, il Peppino nazionale, a dilatarla come come avviene di certi fiori giapponesi, puntini quasi invisibili che, immersi nell'acqua, s'espandono in luminose corolle.
Meazza, oggi, è un testo del calcio italiano. Il naturale talento, che gli ha consentito di dominare le scene dei palcoscenici verdi per anni e anni di osannata attività, l'assiste oggi nel suo lavoro di istruttore di squadre, di ricercatore, di scopritore e di addestratore di atleti.
Il trattato ch'egli ha scritto, in collaborazione con Violanti, e che trova il suo esatto luogo nella copiosa collezione della Sperling & Kupfer, , è una somma di esperienze viste e meditate con l'occhio dell'esperto e, nello stesso tempo, ravvivate dall'estro dell'artista del gioco. Di qui il doppio valore del volume: didattico e, in senso largo, narrativo.
Dall'armonioso e puntuale connubio tra l'atleta di rinomanza internazionale e di salda competenza, e il giornalista di felice acume e di agile prosa è scaturita un'opera solida, organica, esauriente e persuasiva. Gli autori accompagnano passo a passo il giocatore, e in modo perspicuo il centravanti, dalla pubertà alla maturità, dalla palestra al campo mediante una precisione e assiduità di notazioni tecniche e stilistiche alle quali le pagine, gli scorci, i medaglioni dedicati ai calciatori più noti, di ieri e di oggi, dànno volto, colore e sapore.
Il centravanti di Meazza e di Violanti è un libro prezioso che sarà letto con sicuro profitto dagli aspiranti alla carriera dei calciatori, e nello stesso tempo divertirà gli sportivi comuni e generici che vorranno conoscere nel vivo e nel profondo la figura e il carattere d'uno dei protagonisti dello spettacolo pubblico: il centravanti della squadra di calcio.

[Introduzione, di Bruno Roghi]

Il calcio perfetto

Alessandro Aleotti
Il calcio perfetto
Milano, Edizioni Brera Football Club, 2013
Il libro (integrale)


"... la definizione di 'calcio perfetto' rimanda a un immaginario del calcio che, seppur tratteggiato, resta largamente indefinito e indefinibile. Lo spirito del calcio, infatti, è una sostanza del tutto fuggevole che, ad un attimo in cui tutto sembra favorevole e sotto controllo, può far seguire una repentina catastrofe. Tuttavia, non credo sia inutile porsi l'obiettivo di indagare sugli elementi che possono avvicinare ad un ideale 'perfetto' del calcio, anche perchè fin troppi sono gli appassionati che rimangono prigionieri della contraddizione per cui il 'gioco più bello del mondo' si esprime più attraverso la tensione e la sofferenza che attraverso il piacere e la felicità..."

La Saeta Rubia

Vincenzo Lacerenza
Alfredo Di Stefano
Vita e prodezze della Saeta Rubia
Praga, Urbone Publishing, 2016
Scheda | Indice, presentazione e prologo

Per il nonno era lo “Stopita”, mentre per i ragazzini del barrio, data la somiglianza fisica e tecnica con un calciatore del River piuttosto popolare in quegli anni, era diventato il “Minellita”. Per tutti, invece, Alfredo Di Stefano, è semplicemente stato la “Saeta Rubia”, iconico apodo coniato dal brillante giornalista Roberto Neuberger ai tempi del River Plate. Sangue italiano, francese e irlandese nelle vene, quella pelota, iniziata a prendere a calcioni tra le viuzze millenarie di Barracas, lo ha ben presto portato in alto. Cresciuto nel River della “Maquina”, all'ombra di un'atomica delantera di cui Pedernera era il leader indiscusso, in quegli anni alla corte di Cesarini, Peucelle e Minella ha temprato carattere e forgiato stile di gioco. Nel '49, uno sciopero lo ha catapultato ai Millonarios di Bogotà, nella Colombia dell'El Dorado. Dal Monumental al Campin. Fiumi di denaro, vita da favola, e carrettate di reti e titoli con il Ballet Azul. Poi, nel '52, un torneo amichevole a Madrid fece scoccare la scintilla con il Vecchio Continente: Bernabeu e Samitier ne restarono folgorati. Barcellona e Real Madrid si faranno la guerra. Alla fine la spunteranno le Merengues: a detta degli azulgrana, aiutati da qualcuno molto in alto. Cambierà la storia. Il Real Madrid dell'ambizioso Bernabeu, a secco di titoli da più di vent'anni, diventerà la squadra più forte e temuta del continente e del globo. L'impatto della Saeta sull'Europa e la Spagna sarà devastante. Con il suo stile unico e inimitabile, Alfredo Di Stefano, todocampista e malabarista - come lo apostroferà più tardi Malevaje in un tango a lui dedicato - a dispetto di quel nove portato sulle spalle con nonchalance, rivoluzionerà il modo di intendere il calcio a Chamartin: basta zapatazos, da adesso alla pelota si da del tu. Otto Liga, una Copa del Rey, ma soprattutto cinque Coppe dei Campioni tutte d'un fiato, sulle quali la Saeta Rubia apporrà la propria inconfondibile griffe, andando a segno in tutte e cinque le finali. Acquisirà la nazionalità spagnola e vestirà, dopo quelle di Argentina e Colombia, anche la prestigiosa casacca delle Furie Rosse. Perseguitato dalla sfortuna, però, dovrà rinunciare a coronare il sogno più grande, quello di disputare un Mondiale. Imprendibile, professionista indefesso, coinvolgente come un bandoneonista e audace come Martin Fierro, l'asso di Barracas è stato, a detta di molti, il più grande di sempre. Con buona pace di Pelè e Maradona.

Chapman Heritage

Herbert Chapman on football
London, Garrick Publishing Co., 1934 (prima edizione)
Scheda

Herbert Chapman on football. The reflections of Arsenal greatest manager
Chatam, GCR Books, 2010
Anteprima

Chapman was the first, and arguably the greatest, of the 'modern' managers during the 1920s and 30s, when he achieved huge success with first, Huddersfield Town and then, Arsenal. His revolutionary style of coaching changed the face of football. Here he discusses many aspects of his profession, including how to build a team and how to deal in the transfer market. He also deals with his early playing career from 1897. All very interesting.

Herbert Chapman entered into football management by accident. Everything he did thereafter was pure genius. Light years ahead of his time Chapman was to revolutionize professional football and the sport as an entertainement industry. Chapman ideas were visionary but many took years to be accepted by the Football Association. He advocated numbered shorts, white footballs, the ten-yard semi-circle, floodlit matches, better refereeing and a plan for improving the England team.


Herbert Chapman on football is an accumulation of articles Chapman wrote for The Sunday Express. It was first published after his premature death in 1934.


Recensione:
Brian Dawes, Arsenal World

Pep e Mou

Paolo Condò
I duellanti
Milano, Baldini & Castoldi, 2016
Scheda | Video

- Interviste all'autore: Rivista 11 | Letteratura sportiva
- Recensioni: CorSeraNumeroSette | Il Puliciclone | Gianluca Di Marzio
Estratto (L'Ultimo Uomo)


Nell’aprile del 2011 il Barcellona e il Real Madrid si sfidano per quattro volte in soli diciotto giorni. Una partita di campionato, una di Copa del Rey e due incontri che decideranno quale delle due compagini spagnole andrà avanti in Champion’s League.
Guardiola ha tutto dalla sua parte. Il Barcellona è il suo passato e il suo presente. È cresciuto in quel club, ha saputo sviluppare in maniera geniale e autonoma gli insegnamenti di Johan Cruijff e ha dato un gioco unico, collettivo e totale alla sua squadra. Mourinho è arrivato al Real dopo l’annata trionfale del triplete interista. Ha strigliato lo spogliatoio, ne ha rotto l’equilibrio imponendosi come leader assoluto e sta tentando con tutte le sue forze di riportare i blancos alle loro antiche glorie.
Entrambi hanno i propri soldati in campo. Piqué e Busquets sono l’orgoglio indipendentista catalano, Sergio Ramos la fedeltà alla corona di Spagna. Pepe è il killer freddo e spietato, Messi un ballerino velocissimo, imprendibile. Ognuno darà la vita per la propria squadra, in questa serie di incontri ravvicinatissimi che porteranno la tensione a livelli mai visti su un campo da calcio.

Storia del calcio

Paul Dietschy
Storia del calcio
Paginauno, 2016 | Trad. di Sabrina Campolongo
Scheda

Histoire du football
Paris, Perrin, 2010
Scheda

Codificato dall'Inghilterra trionfante al tramonto del XIX secolo, il calcio è diventato lo sport più popolare al mondo. Eppure la sua storia resta largamente misconosciuta. Come sono nati club, federazioni e competizioni internazionali? Quando e perché sono state fissate le regole sul numero di giocatori o la dimensione del pallone, passando per i cartellini gialli e rossi, i corner e i punti di penalità? Quali sono state le grandi evoluzioni tattiche e tecniche del gioco, dribbling e colpi di testa?
È a queste domande, e a molte altre, che quest'opera senza precedenti, basata su documentazione inedita proveniente in particolare dagli archivi della FIFA, dà una risposta. C'è la storia dei grandi club – Ajax, Bayern, Liverpool, Saint-Etienne, Real, Barcellona, Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma, Torino – degli allenatori carismatici e dei giocatori d'eccezione, come Platini, Rivera, Maradona, Pelé, Garrincha, ma ci sono anche la strumentalizzazione del calcio da parte dei totalitarismi del Novecento e le relazioni pericolose con il denaro e i diritti televisivi.

Dieci partite

Jonathan Wilson
The anatomy of England
A history in ten matches
London, Orion Books, 2010
SchedaAnteprima

Having invented the game, everything that has followed for England and its national football team has been something of an anticlimax. There was, of course, the golden summer of 1966, and the great period of English dominance on the world stage, which fell roughly between 1886 and 1900, when England won 35 of their 40 internationals ... But before long foreign teams, with their insistence on progressive 'tactics', began to pose a few questions. And much of what followed for England constituted a series of false dawns. In "The Anatomy of England" Jonathan Wilson seeks to place the bright spots in context. Time and again, progressive coaches have been spurned by England - technique being all very well, but what really matters is pluck and 'organised muscularity', or, to quote Jimmy Hogan's chairman at Aston Villa in 1936: 'I've no time for these theories about football. Just get the ball in the bloody net.' Wilson takes ten key England fixtures and explores how what actually happened on the pitch shaped the future of the English game. Bursting with insight and critical detail, yet imbued with a wry affection, this is a history of England like none before.

Why England Lose

Simon Kuper, Stefan Szymanski
Why England Lose
And Other Curious Phenomena Explained
London, HarperSport, 2009
Scheda | Anteprima

"Why do England lose?", "Why do Newcastle United always buy the wrong players?", "How could Nottingham Forest go from winning the European Cup to the depths of League One?", "Penalties - what are they good for?". These are questions every football fan has asked. "Why England Lose" answers them. It brings the techniques of bestselling books such as "Freakonomics" and "The Undercover Economist" to bear on our national sport. Written with an economist's brain and a football writer's skill, it applies high-powered analytical tools to everyday football topics. "Why England Lose" isn't in the first place about money. It's about looking at data in new ways. It's about revealing counterintuitive truths about football. It explains all manner of things about the game which newspapers just can't see. It all adds up to a new way of looking at football, beyond clichés about "The Magic of the FA Cup", "England's Shock Defeat" and "Newcastle's New South American Star". No training in economics is needed to read "Why England Lose". But the reader will come out of it with a better understanding not just of football, but of how economists think and what they know.

Recensioni
David Goldblatt, Prospect
David Runciman, The Guardian - The Observer

Il potere del calcio

Il potere del calcio
Limes - Rivista italiana di geopolitica
5 | 2016
Scheda

La palla è una sfera d'influenza manovrata dalle grandi potenze tra eventi, affari e pay tv

Parte I - La palla non è rotonda
Saggi di M. Gasparri, P. Russo, N. Sbetti, M. Sconcerti, G. P. Caselli

Parte II - Calcio all'italiana
Saggi di L. Di Bartolomei, I. Diamanti e L. Ceccarini, A. Luchetta, F. Paglialunga, A. Preta, A. De Sanctis, D. Assael

Parte III - La sfera come strumento d'influenza
Saggi di L. Pollichieni, G. Cuscito, M. De Bonis, D. Fabbri, J. M. Dorsey, G. Riva, L. Valdiserri, G. Fontana, G. Armillotta

Vincere o morire

Enrico Brizzi
Vincere o morire
Gli assi del calcio in camicia nera (1926-1938)
Roma, Laterza, 2016
Scheda
Indice


Due mondiali vinti e una medaglia d’oro nell’Olimpiade del 1936. Campioni indimenticabili come Schiavio e Orsi, Meazza e Piola.

A partire dal 1926, la storia del calcio italiano e quella del regime s’intrecciano in maniera indissolubile: il ras romagnolo Leandro Arpinati diventa il dominus di uno sport che esce dal suo periodo pionieristico e assurge a passione nazionale. Sono stagioni trionfali per il Torino del ‘Trio delle meraviglie’ e per la Juventus del ‘Quinquennio d’oro’, per l’Ambrosiana di Meazza e per il Bologna ‘che tremare il mondo fa’; sono gli anni della Roma ‘testaccina’ e della Lazio di Silvio Piola, protagoniste di derby infuocati e determinate a portare il primo scudetto nella capitale.
A marcare l’epica del calcio italiano arrivano, sollecitati con forza dalla dittatura, i grandi trionfi degli Azzurri: i titoli mondiali del 1934 e del 1938, e quello olimpico ottenuto nel 1936. Pozzo e Schiavio, Baloncieri e Ferraris IV, Cesarini e Borel diventano in queste pagine personaggi a tutto tondo, e intrecciano i loro destini con quelli di gerarchi, dame, attrici e intellettuali dell’epoca – da D’Annunzio a Malaparte, da Emilio Lussu a Carlo Rosselli.
Un affresco che fa rivivere, tra fasti e contraddizioni, il fatale inclinarsi di una società conformista verso il disastro della seconda guerra mondiale.

Storia della Copa América

Alessandro Bennici
La Copa.
Cento anni di fútbol

Praga, Urbone Publ., 2016

Gli inglesi hanno inventato il football, con le sue regole e con quello stile inconfondibile, estremamente british. I sudamericani invece, lo hanno fatto diventare el fútbol. Un gioco unico, spensierato, dove la fantasia si mischia al temperamento, dove la giocata di classe si fonde alla garra, dove alcune imprese restano, per sempre. E La Copa è tutto questo. Cento anni di Storia. Un secolo di poesie, di opere d'arte disegnate sui campi di tutto il Sudamerica. Istantanee indelebili, impossibili da dimenticare. Come quel 25 febbraio del 1945, quando Rinaldo Martino, "... nella gara contro l'Uruguay, segna il Gol de América: riceve palla a centrocampo da Angel Perucca e, grazie al suo incredibile tocco di palla, prevalentemente d'esterno, ed al suo dribbling eccezionale, si libera in sequenza di Parro,Varela, Viana, Pardo e Tejeda; poi, da posizione impossibile, a qualche centimetro dalla linea di fondo, defilato sulla sinistra e praticamente senza angolo di tiro, si inventa un pallonetto sul secondo palo che sorprende Máspoli ..."
Ecco, questo è il fútbol.

Il football degli scrittori

Antonio Donadio
Calcio d'autore da Umberto Saba a Gianni Brera:
il football degli scrittori
Milano, Editrice La Scuola, 2016
Scheda

Il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio. Esso ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza, quello che noi ci poniamo subito come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato (Pier Paolo Pasolini). 

Il gioco del calcio nelle parole dei poeti, degli scrittori, dei giornalisti, dei cantautori e dei tifosi. Dalle liriche, edite e no, di autori del passato (Saba, Sanguineti, Pasolini, Luzi, Sereni, Giudici, Gatto ...) e contemporanei (De Angelis, Damiani, Ramat, Cucchi, Lamarque, Rossani ...) agli scritti di Arpino, Pratolini, Brera, Viola, Tortora, Carosio, Gramellini, Fazio ... fino ai testi dei cantautori, (Vecchioni, Rino Gaetano, De Gregori, Dalla, Jannacci, Ligabue ...) e ai vessilli dei tifosi.