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Templi moderni di un culto pagano

Pierluigi Allotti
Andare per stadi
Bologna, Il Mulino, 2018
Scheda

Dallo Stadium, gigantesca arena inaugurata a Torino nel 1911, allo Juventus Stadium, aperto – sempre a Torino – nel 2011: nell’arco di un secolo il nostro football ha vissuto momenti epici e tragici. Ricordiamo la vittoria dell’Italia ai mondiali del 1934, disputati in casa; i trionfi del Grande Torino; lo storico scudetto del Cagliari di Gigi Riva e quelli del Verona di Bagnoli e del Milan di Sacchi; ma anche la drammatica morte del tifoso laziale Vincenzo Paparelli in un derby Roma-Lazio del 1979, e il «Totonero», primo grande scandalo calcistico che nel 1980 portò in manette diversi giocatori. Teatri di queste vicende gloriose e meno gloriose sono i principali stadi d’Italia, che visiteremo in un tour insolito ma illuminante per capire quel rapporto totale che lega da sempre gli italiani al calcio.



Indice. 
Templi moderni di un culto pagano 
1. Torino, Stadium. 29 marzo 1914
2. Genova, stadio Marassi. 14 maggio 1922
3. Bologna, stadio Littoriale. 31 ottobre 1926
4. Roma, campo Testaccio. 15 marzo 1931
5. Roma, stadio del Pnf. 10 giugno 1934
6. Torino, stadio Filadelfia. 2 maggio 1948
7. Milano, stadio San Siro. 1° ottobre 1961
8. Cagliari, stadio Sant'Elia. 16 settembre 1970
9. Roma, stadio Olimpico. 28 ottobre 1979
10. Pescara, stadio Adriatico. 23 marzo 1980
11. Torino, stadio Comunale. 10 maggio 1981
12. Verona, stadio Bentegodi. 16 settembre 1984
13. Napoli, stadio San Paolo. 1° maggio 1988
14. Bari, stadio San Nicola. 7 luglio 1990
15. Firenze, stadio Comunale. 6 aprile 1991
16. Torino, Juventus Stadium. 8 settembre 2011
In fuga dagli stadi

Pep e Mou

Paolo Condò
I duellanti
Milano, Baldini & Castoldi, 2016
Scheda | Video

- Interviste all'autore: Rivista 11 | Letteratura sportiva
- Recensioni: CorSeraNumeroSette | Il Puliciclone | Gianluca Di Marzio
Estratto (L'Ultimo Uomo)


Nell’aprile del 2011 il Barcellona e il Real Madrid si sfidano per quattro volte in soli diciotto giorni. Una partita di campionato, una di Copa del Rey e due incontri che decideranno quale delle due compagini spagnole andrà avanti in Champion’s League.
Guardiola ha tutto dalla sua parte. Il Barcellona è il suo passato e il suo presente. È cresciuto in quel club, ha saputo sviluppare in maniera geniale e autonoma gli insegnamenti di Johan Cruijff e ha dato un gioco unico, collettivo e totale alla sua squadra. Mourinho è arrivato al Real dopo l’annata trionfale del triplete interista. Ha strigliato lo spogliatoio, ne ha rotto l’equilibrio imponendosi come leader assoluto e sta tentando con tutte le sue forze di riportare i blancos alle loro antiche glorie.
Entrambi hanno i propri soldati in campo. Piqué e Busquets sono l’orgoglio indipendentista catalano, Sergio Ramos la fedeltà alla corona di Spagna. Pepe è il killer freddo e spietato, Messi un ballerino velocissimo, imprendibile. Ognuno darà la vita per la propria squadra, in questa serie di incontri ravvicinatissimi che porteranno la tensione a livelli mai visti su un campo da calcio.

Storia del calcio

Paul Dietschy
Storia del calcio
Paginauno, 2016 | Trad. di Sabrina Campolongo
Scheda

Histoire du football
Paris, Perrin, 2010
Scheda

Codificato dall'Inghilterra trionfante al tramonto del XIX secolo, il calcio è diventato lo sport più popolare al mondo. Eppure la sua storia resta largamente misconosciuta. Come sono nati club, federazioni e competizioni internazionali? Quando e perché sono state fissate le regole sul numero di giocatori o la dimensione del pallone, passando per i cartellini gialli e rossi, i corner e i punti di penalità? Quali sono state le grandi evoluzioni tattiche e tecniche del gioco, dribbling e colpi di testa?
È a queste domande, e a molte altre, che quest'opera senza precedenti, basata su documentazione inedita proveniente in particolare dagli archivi della FIFA, dà una risposta. C'è la storia dei grandi club – Ajax, Bayern, Liverpool, Saint-Etienne, Real, Barcellona, Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma, Torino – degli allenatori carismatici e dei giocatori d'eccezione, come Platini, Rivera, Maradona, Pelé, Garrincha, ma ci sono anche la strumentalizzazione del calcio da parte dei totalitarismi del Novecento e le relazioni pericolose con il denaro e i diritti televisivi.

Dieci partite

Jonathan Wilson
The anatomy of England
A history in ten matches
London, Orion Books, 2010
SchedaAnteprima

Having invented the game, everything that has followed for England and its national football team has been something of an anticlimax. There was, of course, the golden summer of 1966, and the great period of English dominance on the world stage, which fell roughly between 1886 and 1900, when England won 35 of their 40 internationals ... But before long foreign teams, with their insistence on progressive 'tactics', began to pose a few questions. And much of what followed for England constituted a series of false dawns. In "The Anatomy of England" Jonathan Wilson seeks to place the bright spots in context. Time and again, progressive coaches have been spurned by England - technique being all very well, but what really matters is pluck and 'organised muscularity', or, to quote Jimmy Hogan's chairman at Aston Villa in 1936: 'I've no time for these theories about football. Just get the ball in the bloody net.' Wilson takes ten key England fixtures and explores how what actually happened on the pitch shaped the future of the English game. Bursting with insight and critical detail, yet imbued with a wry affection, this is a history of England like none before.

Storia della Copa América

Alessandro Bennici
La Copa.
Cento anni di fútbol

Praga, Urbone Publ., 2016

Gli inglesi hanno inventato il football, con le sue regole e con quello stile inconfondibile, estremamente british. I sudamericani invece, lo hanno fatto diventare el fútbol. Un gioco unico, spensierato, dove la fantasia si mischia al temperamento, dove la giocata di classe si fonde alla garra, dove alcune imprese restano, per sempre. E La Copa è tutto questo. Cento anni di Storia. Un secolo di poesie, di opere d'arte disegnate sui campi di tutto il Sudamerica. Istantanee indelebili, impossibili da dimenticare. Come quel 25 febbraio del 1945, quando Rinaldo Martino, "... nella gara contro l'Uruguay, segna il Gol de América: riceve palla a centrocampo da Angel Perucca e, grazie al suo incredibile tocco di palla, prevalentemente d'esterno, ed al suo dribbling eccezionale, si libera in sequenza di Parro,Varela, Viana, Pardo e Tejeda; poi, da posizione impossibile, a qualche centimetro dalla linea di fondo, defilato sulla sinistra e praticamente senza angolo di tiro, si inventa un pallonetto sul secondo palo che sorprende Máspoli ..."
Ecco, questo è il fútbol.

Sognando Messi

Stefano Benedetti
Sognando Messi.
La verità sulle scuole calcio
Viareggio, Dissensi, 2016
Scheda

Recensione (Marco Bagozzi, Opinione Pubblica)


L'autore non vuole mettere in discussione il calcio praticato in tenera età, ma offrire importanti suggerimenti per tutelare i giovani calciatori. Sotto accusa è l'azione perpetrata ai danni dei bambini perché le scuole calcio nate negli ultimi anni hanno, tranne alcune eccezioni, come unico fine fare del business.

"Se in un bambino c'è l'embrione di un Messi o un Maradona, sicuramente questa sua potenzialità non tarderà a palesarsi, scuola calcio o no. Anzi è certo che se il suo talento non sarà represso in tenera età da istruttori improvvisati, avrà maggiori possibilità di affermazione giocando nel prato del quartiere (…) E' più facile che i nostri figli diventino, se adeguatamente supportati, dei bravi medici, ingegneri o ricercatori che dei Pirlo o Buffon. Gettare al vento delle potenzialità che negli individui sono spesso presenti, per dare spazio a potenzialità che raramente sono presenti, è un comportamento figlio dei nostri sciagurati tempi".

Stadi d'Italia

Sandro Solinas
Stadi d'Italia.
La storia del calcio italiano attraverso i suoi templi
Pisa, Goalbook, 2012 (seconda edizione aggiornata)
Scheda e anteprima

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Dalla presentazione della prima ediz.:

Il libro cerca il lato storico e quello sportivo di ciascun impianto visitato, senza alcuna pretesa di aver esaurito l'argomento che, in altre nazioni, gode di ben altra considerazione con regolari pubblicazioni. Del resto, sono proprio gli stadi italiani a non lasciarsi amare, avviliti tra poco eleganti tribune in tubi metallici e poco confortevoli soluzioni architettoniche figlie di discutibili ristrutturazioni ripetutesi nel tempo. Niente atmosfera, poca identità e anche una buona dose di sfortuna se è vero che gran parte degli impianti costruiti negli ultimi anni ha coinciso con sconcertanti debacle sportive delle squadre che ospitano, a cominciare dall'unica società professionistica proprietaria di uno stadio in Italia, la Reggiana.


Niños futbolistas

Juan Pablo Meneses
Niños futbolistas
La tratta dei bambini calciatori
2015, Pisa, Goal Book Edizioni (trad. it.)

Da dove arriva ciò che il mercato ci offre con tanta naturalezza?
«Ciò che si vende meglio all'estero sono gli argentini; il mercato degli uruguayani sta crescendo perché loro si adattano a qualsiasi situazione e molti hanno già un passaporto europeo, ma un brasiliano vale più di tutti».
Juan Pablo Meneses comprò un vitellino. Adesso vuole comprare un bambino in America Latina per venderlo poi in Europa ad un prezzo ben più alto. Questo libro però non parla né di cannibalismo, né di gastronomia ma di quello che può essere chiamato “il capitalismo dei miracoli”.
Sappiamo tutti che i vitellini si trovano al supermercato e Messi in televisione, ma non ci domandiamo mai come abbiano fatto ad arrivare fin lì. Ancora meno ci chiediamo che fine faranno i bambini che riescono ad “uscire” ma non riescono poi ad “arrivare”.
È per questo che Meneses inventò e continua a praticare quello che viene chiamato il “periodismo cash”. La cosa più scandalosa non è tanto la domanda della materia prima, quanto piuttosto le offerte ricevute dall'autore. Ci racconta del sogno europeo che viene coltivato nelle scuole e negli ospedali poi divulgato negli stadi e in TV.
Quanti segreti esistono tra coloro che cercano questi piccoli calciatori, le società che li possiedono, gli allenatori e i genitori stessi? Meneses ci mostra tutto quello che c'è dietro alla compravendita di queste giovani promesse. Proprio per questo cerca, contratta, si fa consigliare e soprattutto ispeziona i campi da calcio dell'America Latina, là dove gli “uomini del commercio” costruiscono senza alcuna pietà quello che Vázquez Montalbán definì “la religione più diffusa del pianeta”.

* * *

Un’inchiesta sul campo, nel vero senso della parola, nella quale il “periodista” si butta a capofitto nel mercato sotterraneo dei giovanissimi talenti pallonari. Scuole calcio, manager senza scrupoli, famiglie piene di illusioni e soprattutto bisognose di qualche soldo fresco. Ci sono tutti in questo libro, dai grandissimi club alle piccole realtà di provincia del centro-sud america, il mercato di riferimento per questi sporchi affari. Argentini ed uruguayani sono tra i più ambiti, ma basta un “inho” nel cognome e un po di sangue brasiliano nelle vene che vai via come il pane. La logica del mercato dei bambini è la stessa di un qualsiasi altro ramo della compravendita: la rendita. Il resto, dalla maglia del Barcellona che hai sognato tutta la vita, alla carriera da supercampione, è pura illusione costruita ad arte. Nel frattempo ci guadagnano tutti: famiglia, intermediari, agenti, altri intermediari, società di provenienza. Tutti, tranne il piccolino che diventa un pacco da vendere, comprare e rivendere.

Nel libro tradotto in italia da Goal Book e pubblicato in collaborazione con l’Associazione Italiana Calciatori c’è tutta questa truculenta storia. Centonovanta pagine da leggere per capire quante vittime si celano dietro agli spettacoli del nostro calcio. Perchè, per usare le parole di Meneses: “Il calcio in America Latina è molto più che solo denaro. È trasferimenti, manager, agenti, vendite, commissioni, bambini ceduti, passaporti falsi, furti tra procuratori di diverse società, poveri che diventano milionari, ricchi che comprano poveri, ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri”.

Marco Bagozzi, L'Opinione pubblica, 16 marzo 2016


Il Brasile d'Europa

Paolo Carelli
Il Brasile d'Europa.
Il calcio nella ex Jugoslavia tra utopia e fragilità
2016, Praga, Urbone Publishing
Scheda

C’è stato un tempo in cui anche l’Europa aveva il suo ‘Brasile’. Quella del calcio nella ex Jugoslavia è una vicenda che si è intrecciata con l’originalità politica, sociale e culturale di una nazione costruita sul delicato equilibrio di popoli eterogenei, attraversando il Novecento con i suoi traumi, utopie e contraddizioni. Dai primi successi olimpici ai contrasti (anche sportivi) con l’Italia sulle ‘questioni’ di Fiume e Trieste, dall’impresa della nazionale under 20 vittoriosa in Cile fino allo sgretolamento del Paese cominciato proprio su un campo di calcio; un’epopea fatta di successi e talenti, ma soprattutto di una costante ricerca della perfezione ed una fatale rivelazione di un senso profondo di instabilità e fragilità.

El Clásico

Richard Fitzpatrick
El Clásico: Barcelona v Real Madrid
Football's Greatest Rivalry 
London, Bloomsbury, 2012
Scheda | Anteprima


Barcelona and Real Madrid: two of the most powerful and popular clubs in world football, and one of the world's most bitter sporting rivalries. Going far beyond the boundaries of just sport alone, this is a rivalry at the heart of Spanish life, taking in politics and culture and splitting a country in two.

El Clásico gets to the heart of that rivalry, investigating the intrigue, the larger-than-life characters, the key flashpoints and their consequences. From civil war bloodshed to 40 years of fascism and links with General Franco, the clubs' shared history is the stuff of a Robert Harris novel and includes: murdered presidents from both clubs, player kidnappings, acts of hooliganism - and that's before you start thinking of the volatile football matches themselves.

The book contains numerous interviews with key figures such as Luís Figo and Hristo Stoichkov (two of the main hate figures from both clubs), Joan Laporta (Barcelona's most successful president and, having entered politics, Catalonian separatism's poster boy) and various ex-players, ex-managers, agents, referees, hooligans, editors, historians, sociologists, filmmakers, novelists, photographers, TV presenters and celebrity fans.

The two clubs are packed with international superstar players - including the world's two best players in Leo Messi and Cristiano Ronaldo - and 10 of the starting 11 players from Spain's 2010 World Cup final victory play with either Barcelona or Real Madrid.

This is a story with resonance around the sporting world, with many instantly recognisable figures to an international audience such as Jose Mourinho. But it is also a tale of a country divided by a bitter rivalry.

Recensioni:
Tim Lewis, "The Observer"
Simon Redfern, "The Indipendent"

Il calcio italiano nell'era di Vittorio Pozzo

Vittorio Pozzo
Campioni del mondo.
Quarant'anni di storia del calcio italiano
Roma, CEN, 1960 (prima edizione)

In bilbioteca: 1 - 2

Migrazioni pedatorie

Pierre Lanfranchi, Matthew Taylor
Moving with the ball
The migration of professional footballers
Oxford, Berg Publishers, 2001
Scheda

As a universal game, association football has been particularly suited to the transfer of labour forces. It does not require the use of a specific national language, a recognized diploma or acquired qualification, and the rules are standardized across the globe. Thus the international football market could be considered an ideal example of a transnational and multicultural employment sector. Role models throughout the history of professional football have not necessarily come from the town, nation, racial group or religious denomination of the majority of supporters, as is seen in the cases of Maradona in Naples, the German Bert Trautmann after the Second World War, and more recently the Frenchman Eric Cantona in Manchester, the Cameroonese Milla in France, and the Argentinian Di Stefano in Madrid. Football provides a particularly revealing lens through which to examine changes in national styles and stereotypes as they have been (and still are) reflected in the search for identities in sporting heroes. In this book, the authors consider the movement of football labour from the late nineteenth-century to the present day within the framework of international migration as a whole. Emphasis is given to the initial role of the British in the early twentieth century and the impact of the earliest South American and Yugoslav football 'wanderers'. The position of African footballers in the postwar period and the failure of America's national league in the 1970s are also discussed, along with the international market for coaches and managers, the development of national playing styles and the immediate consequences and future implications of the Bosman ruling.

Clamoroso al Cibali

Riccardo Cucchi (curatore)
Clamoroso al Cibali. «Tutto il calcio minuto per minuto». Quando la radio diventa storia.
Bologna, Edizioni Minerva, 2010
Scheda 
Vedi: Blitz quotidiano (16 dicembre 2010)

"Tutto il calcio minuto per minuto", una delle trasmissioni più popolari della Rai, ha compiuto cinquant'anni. Un'occasione per rievocare e risvegliare le emozioni di un programma di successo nato grazie a Guglielmo Moretti, capo del pool sportivo, Sergio Zavoli, responsabile della redazione radiocronache della Rai e Roberto Bortoluzzi che di "Tutto il calcio" fu l'ideale padrone di casa per 27 anni prima di lasciare il testimone nelle mani di Massimo De Luca e poi di Alfredo Provenzali. Nomi che riaccendono il ricordo e la fantasia dei tifosi: Niccolò Carosio, capostipite in assoluto delle prime radiocronache di calcio, Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Claudio Ferretti, Ezio Luzzi. Personaggi che si sono impressi, con la bravura, la voce e la loro spiccata personalità, nel cuore degli italiani, sempre più fedeli al rito della domenica pomeriggio. Rito che negli anni Sessanta vedeva come protagonista pressoché indiscussa la radio, mezzo di comunicazione tra i più immediati. E dunque, Riccardo Cucchi, Bruno Gentili, Giulio Delfino, Filippo Corsini, Francesco Repice e molti altri che, "rubando" il mestiere ai vecchi maestri hanno portato avanti la bandiera di una trasmissione unica, che non somiglia a nessun'altra. Attraverso le voci e le memorie di grandi giornalisti, di allora e di oggi, con questo libro si vuole ripercorrere la storia di un programma, dei suoi attori principali e secondari, ma al contempo la storia di un Paese e del suo costume attraverso cinquanta anni di calcio e di fede sportiva.

La rivoluzione del WBA

Paul Rees
The Three Degrees
The Men Who Changed British Football Forever
2014, London, Constable & Robinson
Scheda | Extract (The Guardian) | Google Books

When Cyrille Regis became one of the first black players to be selected for the full England team, he was sent a package in the mail. Inside it was a silver bullet and a note that read: ‘You’ll get one of these through your knees if you step on our Wembley turf.’ In the 1978/79 football season Regis' club West Bromwich Albion, an unglamorous and little publicised club from the West Midlands, became the first British football team to field three black players: Cyrille Regis, Laurie Cunningham and Brendon Batson. They did so against the backdrop of the most divisive and poisonous racial tension in the UK’s history – a time when the National Front movement was at its most virulent. This book will tell the story of a defining and groundbreaking chapter in the history of British football and the country as a whole. The story is one about sport but also as much one about social change.

Alle origini del football moderno

Mike Bradbury
Lost Teams of the Midlands
Dartford, X-libris, 2013
Scheda | Google Books

Association Football did not magically begin with the formation of the Football Association in 1863: for centuries before, leather and rag balls had been kicked about, often as a smoke-screen for a jolly good brawl amongst the ruffians of the town or village! In medieval times, the common people from all over the Midlands would chase after a stuffed leather football, sometimes from dawn till dusk, from one end of town to the other. Football, in all its various forms, was the game of the people. Centuries later, in England’s universities and public schools, the game was brought under a unified set of rules by middle – and upper-class young men who formed exclusive football clubs for their fellows and tried to keep the Association game between themselves. Back in the Midlands, however, pioneering men started football teams for the working-class society, and within a decade, there were hundreds of such teams from Worcester to Sheffield. Football had been given back to the common man. This book gives an insight into over sixty small clubs who were the mainstay of organised football across the Midlands from the embryonic 1860s to beyond professionalism in the 1890s. Many new details and photographs are being published for the first time, as the author travels all over the eight counties of the Midlands to find the lost grounds and the Lost Teams of the Midlands.

Il battaglione dei calciatori

Andrew Riddoch, John Kemp
When the whistle blows.
The story of the Footballers' Battalion in the Great War 
Sparkford, Haynes Publications, 2008
Scheda

With a campaign underway for a memorial to recognise the sacrifices of the two Footballers' Battalions who fought in the Great War, the history of one of those Battalions - the 17th Middlesex - is issued in paperback. Published to acclaim in 2008, When the Whistle Blows tells the moving story of how a band of footballers more used to fighting their cause on a pitch, won and lost on the battlefields of the First World War. 

Following the outbreak of war in August 1914, a heated debate took place about the continuation of professional football during a national crisis. In response to claims that footballers were not 'doing their bit', William Joynson-Hicks MP raised the 'Footballers' Battalion' in December 1914 with 35 professional players enlisting on the spot. It was not long before the 17th Middlesex became a who's who of the professional game, with the Battalion's numbers being bolstered by amateur players, officials and football fans eager to serve alongside their favourite players. 

Based on extensive original research, Andrew Riddoch and John Kemp draw on many previously unpublished letters, personal accounts and photographs to paint a vivid portrait of this legendary British Army battalion. These men may have come to war belatedly but their subsequent courage in some of the fiercest battles of the Great War - including the Somme, Arras and Cambrai - where many lost their lives, is recorded in this fascinating book. 

The Battalion included players with connections to over 70 current Football League clubs, with many stars of the day joining the ranks like Frank Buckley, Walter Tull and Joe Mercer. Some managed to survive the war, though injuries prevented them from playing again at the highest level. Others did return to football, either as players, like Fred Keenor, who led an unfancied Cardiff City side to FA Cup glory in 1927, or found other roles such as the legendary Wolves manager, Frank Buckley. 

But it was not all about the war. Football was encouraged during breaks from the fighting and numerous army teams would line up against the 17th Middlesex team in the hope of causing an upset. When The Whistle Blows is a fascinating and unusual book about the Great War, the authors show how this remarkable battalion helped shape football, as well as military history. 

Recensione: Harry Pearson ("When Saturday Comes", 2009)

La guerra del football

Ryszard Kapuściński
La prima guerra del football e altre guerre di poveri
Milano, Feltrinelli, 2002 [1990]
Scheda

1958: un giovane giornalista irrequieto parte per l'Africa dove, tra andate e ritorni, rimarrà per circa dieci anni. A quel tempo il mondo s'interessava veramente a quello strano continente, muto per secoli, che cominciava a parlare e a far parlare di sé. "L'Africa era un enigma, un mistero, nessuno sapeva che cosa sarebbe successo quando trecento milioni di individui avrebbero drizzato la schiena e chiesto il diritto di parola. In Africa cominciavano a nascere degli stati, gli stati compravano armi e molti giornali stranieri si chiedevano se tutto il continente non stesse per muovere alla conquista dell'Europa." E così, nel caldo soffocante del continente, Kapuscinski arriva in Ghana, poi in Congo dove assiste allo smarrimento della popolazione quando Lumumba viene assassinato; poi in Tanganika, Sudafrica, Algeria, ogni volta nei momenti più caldi, all'esplodere di rivolte e rivoluzioni, tentando sempre di capire cosa sta succedendo e perché. Nel 1967 Kapuscinski rientra in Polonia ma non riesce a diventare un giornalista stanziale. Nell'autunno, parte per un viaggio di cinque anni in America Latina. Altro continente povero, dove si svolgono guerre povere, come quella scoppiata nel 1969 tra l'Honduras e il Salvador. La tensione creata da una partita di football tra le due squadre nazionali fa esplodere una tensione ben più profonda, causata dall'emigrazione di centinaia di migliaia di salvadoregni, alla ricerca di terra e sopravvivenza in Honduras. La guerra termina con una tregua e con il sostanziale mantenimento dei confini preesistenti, ma i due stati si dichiarono soddisfatti: per qualche giorno, infatti, i giornali di tutto il mondo hanno parlato di loro. "I piccoli stati del Terzo, Quarto e di tutti gli altri mondi possono sperare di suscitare qualche interesse solo quando decidono di spargere sangue. Triste ma vero," conclude Kapuscinski.

Recensione: Roberto Carnero, "Storie di Calcio"
Scheda sulla Guerra

Un classico mondiale

Brian Glanville
The Story of the World Cup
London, Faber & Faber, 2014
Scheda | Anteprima

The dramatic and controversial history of the world's leading tournament. Brian Glanville's classic account is a celebration of the great players and matches from Uruguay in 1930 to South Africa in 2010 - and a bold attack on all those who have mismanaged the 'beautiful game'. 

The only comprehensive history of the world's top soccer tournament. As well as vivid accounts of individual games (from the World Cup's beginnings in 1930 to the latest competition), there are many behind-the-scenes stories and character sketches of the great managers and players who made their mark on the international scene through success in the World Cup. Team listing and statistical summaries complete a work of reference that is also a fascinating read.

Storia dei Mondiali

Sandro Bocchio, Giovanni Tosco
Storia dei Mondiali di calcio
Torino, SEI, 2014
Scheda

Non esiste altro avvenimento che abbia il potere di unire le passioni dei popoli come il Mondiale di calcio. Raccontarne la storia significa addentrarsi in una straordinaria galleria di partite e personaggi, esaltanti prodezze ed errori indimenticabili, trionfi leggendari e sconfitte avvilenti. Il volume ha l’ambizione di ripercorrere un’avventura iniziata nel 1930, quando per la prima volta tredici nazionali si ritrovarono in Uruguay per partecipare a un torneo che, col tempo, ha occupato un ruolo sempre più importante, non soltanto nello sport. Ogni edizione è raccontata in dettaglio, dando grande rilievo agli aspetti tecnici e agonistici accompagnati da avvincenti aneddoti e gustosi retroscena. Per completezza di informazione e comodità del lettore, sono indicati i risultati e i marcatori di tutte le partite; sono inoltre riprodotti i tabellini e la disposizione tattica delle squadre delle partite di finale. Particolare attenzione è riservata al contesto storico e sociale, che molto spesso s’interseca con quanto avviene negli stadi, tanto da aver dato origine a rappresentazioni cinematografiche, teatrali e rielaborazioni narrative al cui centro ritroviamo gli episodi più alti dei Mondiali. La lettura, quindi, si affaccia su un panorama di ampio respiro, nel quale è il mondo intero a correre sul campo da gioco.

Un mese mondiale

Aldo Cazzullo
Italia-Germania 2 a 0
Diario di un mese mondiale
Roma, Fazi, 2006
Scheda

Aldo Cazzullo, inviato del "Corriere della Sera" in Germania, ci racconta il dietro le quinte dell'avventura tedesca senza reverenze, in un susseguirsi di episodi e dettagli sfuggiti alla lente di TV e giornali. Il risultato è il diario di un mese pazzo ed esaltante, frenetico e imprevedibile, tra gli allenamenti degli azzurri e le incursioni dei politici, le notti amburghesi di Alena Seredova e Ilary Blasi e le rivalità dei giornalisti, le ombrosità di Lippi e l'eco delle vicende italiane - dallo scandalo di Calciopoli a quello del principe Savoia. Non una raccolta d'articoli, dunque, ma gli appunti e i segreti di un viaggio nel paese-cuore dell'Europa che col Mondiale riscopre il nazionalismo, mentre scorriamo una galleria di personaggi, alcuni protagonisti altri testimoni, raccontati in presa diretta: Fabio Cannavaro e Giovanna Melandri, Gianluigi Buffon e Vittorio Zucconi, Francesco Totti e Giampiero Galeazzi, Alessandro Del Piero e Gianni Mura, Guido e Paolo Rossi. L'arrivo di Ignazio La Russa e Renato Farina, e ancora i calciatori seguiti fin negli spogliatoi, la riscossa dell'ex sconosciuto Grosso e del cattivo Materazzi contro il fallimento dei divi Ronaldinho e Zidane ... Un libro dedicato non solo allo sport, alle mille storie dentro la grande storia del Mondiale, ma anche e soprattutto a ciò che questa vittoria ha significato e significherà per l'Italia.